La prima volta

La prima volta senza Mamma. Forse la prima volta che state lontani per così tanti giorni. Voi da lei. Ma anche lei da voi.

La prima volta anche per me, dopo tanti anni. Credo che l’ultima volta fosse nel 2009, quando lavorai a Verona per qualche mese mentre voi eravate rimasti a Labico. Non fu facile.

Ma mamma è molto impegnata in questi giorni (ha iniziato a sfrecciare con la moto per consegnare la posta) e spero che questa cosa le faccia sentire un po’ meno la vostra mancanza. Anche se sarà difficile.

E anche voi (noi) siamo molto impegnati, dal momento che è anche la nostra prima vacanza senza mamma (speriamo anche l’ultima?).

Una vacanza particolare

Siete stati diverse volte in vacanze senza di me. A Montesilvano. Qui ad Agropoli stessa. Certo, poi vi raggiungevo nei weekend e qualche giorno me lo facevo sempre anche io insieme a voi. Insomma la nostra vacanza tutti insieme l’abbiamo sempre fatta.

Ma quest’anno è una vacanza diversa. Mamma non è stata con noi nemmeno un giorno. Siamo scesi noi 4, coi nonni, e risaliremo noi 4.

In mezzo quasi dieci giorni di mare. Mare vero. Bagni, tanti bagni. Praticamente sempre in acqua. Con Davide a “fare selfie” (surf) sulla tavola mentre arrivavano le onde “comiche” (titaniche).

Quante altre cose abbiamo fatto.

I castelli di sabbia, con Leo a dirigere i lavori.

I gelati la sera, quando ogni gelateria che provavamo era “la numero uno”.

Le granatine sulla spiaggia. Una la mattina e una il pomeriggio, tassativo.

Le puntate in sala giochi e sui tappeti elastici.

La gita in barca a Palinuro a vedere la Grotta Azzurra.

La scampagnata alla DIga Alento a dare il pane ai cigni.

La cena da barba nera a mangiare pizza e spaghetti alle vongole.

Le mozzarelle de Il Granato, con le partite a “scartaggi” sul prato.

La Gazzetta dello Sport da leggere insieme sulla spiaggia, ora che sembra siate (Leo, soprattutto, ma anche Elia) più esperti di calciomercato di Gianluca Di Marzio.

E tante altre me ne scordo ora.

Anche per questo probabilmente anche voi avete sentito un po’ meno la mancanza di mamma. Semplicemente perché siamo sempre in movimento, Con la testa e con il corpo. Poco tempo per pensare.

Ma mamma manca. Senza mamma tutto è diverso. Tutte le cose hanno un sapore diverso. Manca sempre quel qualcosa che trasforma un po’ di giorni di mare … in una vera vacanza.

Speriamo che l’estate ci riservi qualche giorno per una vacanza tutti insieme. Anche breve.

5 minuti

Tanto basta.

5 minuti prima eri avvinghiato a me come una cozza allo scoglio. Con il terrore negli occhi al pensiero che ti lasciassi solo in balia dei 30 cm di acqua, minacciosi, sotto i tuoi piedi.

5 minuti dopo sguazzavi da solo con i tuo braccioli, tutto fiero di farmi vedere come eri bravo a stare a galla da solo.

Non esagero, 5 minuti. Tanto basta.

Tanto basta perché la verità mi si “riveli” ancora una volta improvvisamente davanti, quasi come una schiaffo sul viso: anche tu stai diventando grande.

Improvvisamente, il tempo di 5 brevissimi minuti.

5 minuti prima il mio intento era quello di farti vincere la paura dell’acqua. Accompagnarti lungo un altro passo del tuo percorso. Insegnarti. Aiutarti. Farti capire che non c’era nulla di cui avere così paura e quanto potesse essere divertente fare un bagno al mare. Giocare con i tuoi fratelli e con le onde. 

Piano piano. Gradualmente. Fiero dei progressi che giorno dopo giorno arrivavano.

Prima non volevi nemmeno infilare i braccioli, al solo pensiero che sarebbero serviti per entrare in acqua.

Poi piano piano “sei entrato” in acqua comodamente seduto sulle mie spalle, ben al riparo da qualsiasi contatto.

Ed ecco che riesco a metterti i braccioli e concedi che l’acqua ti arrivi alle ginocchia, per poi scendere dalle mie spalle e immergerti.

Ancorato mani e piedi al mio corpo. Artigliato. Avvinghiato. Come un cozza. 

5 minuti prima.

5 minuti dopo … distratto dal caos che facevano i tuoi fratelli (probabilmente litigavano)… ti sei “scoperto” retto solo dai braccioli. A galla. Con le mie mani che si erano piano piano staccate da te.

Non è stato più lo stesso.

Dentro e fuori dall’acqua. Da solo ovviamente.

“Vado a dire una cosa a Nonna” … e andavi a riva per poi tornare da noi dentro al mare.

“Guarda cosa so fare io!”

“Guarda come nuoto io!”

“Guarda come vado veloce io!”

5 minuti prima mi impegnavo a farti crescere, fiero di poterti aiutare.

5 minuti dopo, in un angolo (non tanto) remoto del mio cervello, il mio unico pensiero era “ora non starai mai più così avvinghiato al mio corpo, così bisognoso di me”.

Solo 5 minuti. Per scoprire un volta di più tutto quello che rappresenta essere genitori.

Gioia. Orgoglio. Fierezza.

Tristezza. Malinconia. Nostalgia.

Nostalgia di momenti che non torneranno più. Dei quali ti rendi conto quanto ti abbiano riempito e nutrito solo quando ti accorgi che se ne sono andati.

Fortunatamente basta poco però per accantonare la malinconia e farsi sommergere nuovamente dalla gioia, dalla fierezza e dall’orgoglio di accompagnarvi verso nuove scoperte.

E ogni tanto farsi coccolare dai ricordi di quei tanti 5 minuti, che sono disseminati in tutti gli anfratti del nostro cuore.

Questo è il nostro compito. Questo è il mestiere (forse) più difficile e (sicuramente) più bello che la vita ci ha riservato.

E via così.

Fai da te… che passione!

Finalmente è arrivato il giorno.

E’ passato quasi un anno da quando quei pallet sono entrati nel mio garage. Ancor prima avevano trovato alloggio temporaneo altrove, fin da quando andai a prenderli da un agricoltore nella bassa Veronese. Era l’estate scorsa (2015).

Eravamo nel mezzo del trasloco, che da Labico ci portava a Lugagnano, e del continuo su e giù.

Per lavoro. Per cercare casa. Per cercare le scuole. Per avviare la nostra nuova vita. In bilico tra Pescantina, Ponton e Lugagnano. Passando per Sommacampagna e il Lungadige.

Nel resto del tempo smontavamo mobili e … ricordi. Tanti ricordi. Ricordi di quello che era stato il nostro nido per quasi 11 anni. UNDICI.

E tre figli.

Nel mezzo di tutto questo, progettavo il nostro nuovo letto matrimoniale. Fatto di bancali. EPAL per la precisione.

Che entusiasmo, e quante idee! Supportato ovviamente dall’infinità di spunti che solo il web può darti.

Come sempre accade però, ogni idea o progetto evolve nel tempo e spesso assume forme diverse da quello che era il pensiero iniziale, quello che si era fatto spazio nel tuo cervello in qualche momento di particolare creatività…

Complici poi anche le opinioni della tua consorte (non vincolanti, per carità. … anche se …).

Allora “capisci” che forse i pallet non è il caso di usarli per il letto matrimoniale.

Del resto non è stato grazie a Lei che hai “capito” che Lugagnano era meglio di Ponton? (meno male….)

E del resto non è forse vero che:

Recentemente alcuni ricercatori hanno stabilito che 9 mariti su 10 concordano sul fatto che la moglie abbia sempre ragione… e del decimo si sono perse le tracce.

Allora vai con il nuovo progetto!

Non abbiamo forse comprato una bellissima cameretta usata con due soli letti? Non tornano i conti … e Davide?

Ma vieni!!!! A Davide ci penso io. Lascia fà! Nun te ‘mpiccià!

Pronti, via! In soli 8/9 mesi un nuovo lettino è bello che pronto.

Brutte risposte: come gestirle con calma e in modo efficace?

Articolo tratto e tradotto dal sito “A fine parent” (“Un buon genitore”).

Vi suona familiare?

Dite al vostro bambino che state per andare tutti insieme al supermercato e immediatamente vi arriva per risposta un lamentoso… “Perchèèèèèèè?“.

Con calma gli spiegate che avete bisogno di fare un po’ di spesa. Ma la risposta di nuovo non si fa attendere “Non voglio! La mamma di Sofia non la porta mai a fare la spesa!“.

Cercando di stare calmi, spiegate che ogni famiglia ha le sue regole e che nella vostra non si fanno necessariamente le stesse cose che si fanno nella famiglia di Sofia. Quindi gli dite di mettersi le scarpe per uscire.

(Evviva, finalmente riusciamo ad essere genitori calmi e positivi … o no?)

Invece di calmarsi e saltare in piedi a mettersi le scarpe, il vostro bambino vi risponde che “Sofia prende anche una mancetta doppia della mia!“.

Cosa?!?

Bastano altri 5 secondi perché la discussione passi dalla mancia al fatto che tutti a scuola abbiano uno smartphone… tranne lui.

E vi ritrovate ad avere una discussione in piena regola sulla necessità di un bambino di 8 anni di avere uno smartphone!

Come è successo?!

Avete solo chiesto a vostro figlio di prepararsi per andare a fare la spesa! Come avete potuto trovarvi coinvolti in una lotta di potere riguardo tutt’altro argomento?

Se avete almeno un figlio con un certo caratterino e la consapevolezza della propria volontà, sapete bene di cosa parliamo…

Hanno un’opinione riguardo a tutto e una risposta (negativa) pronta per qualsiasi richiesta.

Rispondere male (o comunque “rispondere”) tuttavia è talvolta proprio un modo di essere naturale, e magari involontario (o incontrollato) … come uno starnuto quando annusi il pepe.

Magari non lo fanno con l’intenzione di essere irrispettosi. Lo fanno proprio perchè… fa parte della loro natura!

Da una parte non vogliamo reprimere la loro personalità. Dopo tutto, ci sono studi che mostrano che quei bambini che “rispondono” sono quelli che hanno poi più successo nella vita.

Dall’altra parte, siamo umani.  E loro semplicemente ci “rispondono” molto più di quanto possiamo sopportare. E noi non riusciamo a gestire il fatto che una qualsiasi richiesta di andare a fare la spesa si trasformi in una faticosa discussione che riguardi tutt’altro.

Ovviamente è capitato anche a me, e so cosa vuol dire.

E nel corso degli anni, ho trovato un modo di gestire le “rispostacce” senza che diventino lotte di potere, e senza reprimere la personalità dei miei figli. 

Questi sono 5 trucchetti che ho adottato.

Primo: fate come Ih-Oh

Balk Talk - Channel Eeyore

Perchè l’attitudine a “rispondere” faccia presa c’è un presupposto imprescindibile. Ci deve essere una discussione in corso. Una conversazione in cui voi siate coinvolti emotivamente.

In sostanza, è necessario che abbiate abboccato all’esca che ha portato alla discussione.

E se questo non succedesse? Se riusciste a mantenere la cosa come una specie di gioco di strategia? Esattamente come una partita a tris!

Vostro figlio fa una mossa, voi ne fate un’altra che impedisca alla conversazione di trasformarsi in discussione.

La prima cosa da fare infatti è evitare di rimanere coinvolti emotivamente. E qui entra in gioco Ih-Oh.

Conoscete tutti Ih-Oh, l’asinello amico di Winnie the Pooh? Immagino di si. Comunque sia, è quello sempre un po’ imbronciato, grigio di colore e …un po’ grigio anche nella personalità.

Impersonare Ih-Oh significa essenzialmente: fare vostro il suo essere sempre un po’ flemmatico, il che vi aiuterà a mantenere la calma, ed evitare di voler “vincere” a tutti i costi la “partita” con vostro figlio. Sarà rilassante, sia per voi che per vostro figlio.

Così quando lui dice qualcosa come “Odio andare a fare la spesa” oppure “I genitori di Sofia non la costringono ad andare a fare la spesa”, voi potreste rispondere con un  “Hmmmmmmm…”. Con tono piatto, flemmatico e un po’ distratto.

Una voce che suoni troppo stanca per sostenere una conversazione. Una voce cui nessuno sia stimolato a “rispondere” per le rime. 

Secondo: preparatevi delle risposte secche

I bambini sembrano avere un talento nascosto per condurre i genitori verso discussioni faticose. Succede così in fretta che neanche ce ne accorgiamo.

Il segreto per evitare queste situazioni è avere sempre una o due battute pronte per rispondere e spegnere sul nascere qualsiasi discussione.

Io ho rubato le mie da un libro, “Parenting wit Love & Logic” (“Essere genitore con amore e ragione”), che si propone di fornire strumenti per crescere bambini “tosti” e sicuri di se. In realtà trovo i loro sistemi un po’ troppo severi, tuttavia ho preso ispirazione modificando leggermente il loro approccio.

Ma le battute che propongono sono fenomenali.

Immaginate di avere appena ricevuto come risposta… “La mamma di Sofia non la costringe mai ad andare a fare la spesa!”. Immaginate ora di rispondere con una delle seguenti battute (nella vostra migliore interpretazione di Ih-Oh): 

E’ probabile

Lo so

Bella scusa!

Hmmmmmm

Personalmente trovo fantastica l’ultima opzione, perchè per me è come una specie di mini esercizio di meditazione, ma allo stesso tempo è comunque … una risposta.

Ora, la prima volta che ho fatto così la situazione si è un po’ infiammata. Mia figlia si è sentita abbastanza frustrata. 

Ha detto cose tipo “Che cosa stai dicendo?“, “Che significa?” e alla fine “Perchè mi rispondi così?

Ma io sono rimasta calma, e ad un certo punto lei sembrava essersi resa conto che non c’era modo di avviare una discussione.

Terzo: siate un disco rotto

Comportarsi come un disco rotto è una sorta di tecnica di autoaffermazione che consente di ottenere il risultato senza entrare realmente in una discussione.

Potete usarla con vostro figlio. Ma è uno strumento che trovo molto efficace per per risolvere conflitti in generale.

Permette alla persona che vi sta di fronte di essere consapevole di essere stata ascoltata e capita. Consente a voi di risultare empatici, ma senza cedere.

Usate questa tecnica per mostrare che capite, ma che allo stesso tempo ribadite la vostra posizione, in modo tranquillo.

Ecco alcuni esempi:

“So che non vuoi andare al supermercato, ma dobbiamo fare un po’ di spesa”

“Ho capito che non ti piace, ma abbiamo bisogno di andare al supermercato.”

“So che preferiresti rimanere a casa a giocare, ma ora è il momento di fare la spesa.”

Finchè siete sinceri nel modo di esprimere questi concetti, questa tecnica risulta efficace.

La persona davanti a voi capisce che l’avete ascoltata, ma anche che siete fermi e non potete cambiare i vostri programmi.

Quarto: esprimete quello che desiderate da loro

Qualche volta il modo di “rispondere” di vostro figlio è … diciamo … un po’ rude. Magari è solo stanco o arrabbiato con suo fratello.

Qualunque siano le ragioni, ogni tanto capita che ci rispondano bruscamente o che ci urlino contro. Magari con un “No, io non voglio!“, oppure con un “Non puoi costringermi!“. O magari anche qualcosa di peggio.

Quando questo accade, affermate chiaramente e in modo calmo e tranquillo che cosa volete da loro, o comunque cosa intendete fare.

Provate a dire qualcosa come “Voglio che ti calmi e mi parli, invece di urlare, per favore“.

Oppure “Non mi piace che mi tratti in questo modo. Parleresti più educatamente?

Potete mostrare empatia, se lo ritenete opportuno, e provare a dire qualcosa come “vedo che sei arrabbiato. lo capisco. Tuttavia mi devi parlare con rispetto, anche se sei arrabbiato. Hai bisogno di un minuto per calmarti prima che continuiamo a parlare?

Quando entrambe siete calmi, potrete dire al vostro bambino quali parole o quale tono di voce trovate accettabili.

Quinto: allontanatevi

Che succede se il vostro bambino non intende calmarsi? Se non è in grado di calmarsi e la situazione va peggiorando?

La chiave è realizzare che si tratta di una cosa normale. Ogni tanto semplicemente… succede.

L’importante è controllare se stessi. Se vi rendete conto che vi state scaldando, cercate di gestire la rabbia e di evitare di finire per urlare, peggiorando ulteriormente la situazione.

Vederete che vostro figlio imiterà il vostro comportamento, quando anche lui si arrabbierà. Mi ricordo che un tempo mi chiedevo perchè la mia bimba di tre anni a volte battesse il piede sul pavimento, con fare severo e le braccia sui fianchi, fissandomi in modo truce.

Poi mi sono resa conto che porprio io facevo così con lei. Oops!

Essere arrabbiati ogni tanto è assolutamente normale, e non dobbiamo sentirci colpevoli.

Dobbiamo solo imparare come regolare la nostra risposta alla rabbia. Così, se la situazione ha raggiunto un punto critico, valutate l’opzione di allontanarvi.

Potete spiegare ai vostri bambini quello che state facendo. Per esempio “Questa discussione non mi piace e sento che mi sto arrabbiando. Torneremo a parlare quando mi sarò un po’ calmata“.

Ora state facendo esattamente quello che avete chiesto loro di fare poco prima. E loro imparano da voi. All’inizio può sembrare un po’ strano, ma una volta che sia voi che loro ci avrete preso l’abitudine, vostro figlio potrebbe sorprendervi prendendosi due minuti di pausa invece di rispondervi male.

Tornando al nostro obiettivo iniziale. Se avete bisogno di andare a fare la spesa, è naturale che vorreste che i vostri bambini lascino immediatamente tutto quello che stanno facendo ed escano dalla porta prima di voi.

Ma le cose ovviamente non vanno sempre come vorremmo.

Che fare allora? Preferite una discussione in piena regola o un bambino che prende tempo, ma che alla fine esce dalla porta senza troppe storie?

Diciamo che le cose si mettano proprio male… preferireste avere uno scontro, o un bambino che tiene il broncio ma comunque esce di casa per andare al supermercato?

In conclusione

Per alcuni bambini “rispondere” ai genitori è semplicemente un aspetto del proprio carattere.

Possiamo decidere di seguire i consigli classici per essere un buon genitore, trattando questi comportamenti come mancanze di rispetto e cercando di eliminare questi atteggiamenti, magari rischiando di reprimere anche la personalità del nostro bambino.

Oppure possiamo tenere a mente che si tratta di un segno che il vostro bambino avrà una vita di successo, e imparare a gestire queste situazioni con comprensione.

Certo, l’abitudine a “rispondere” male può essere fastidiosa per tutta la famiglia.

Ma piuttosto che prenderlo solo come un atto di disprezzo teso a sconfiggervi, sfidate voi stessi a trattare la situazione come un gioco di strategia.

Semplicemente deviate i loro tentativi di complicare qualsiasi richiesta.

Non fatevi coinvolgere in sterili conversazioni a proposito di quanto tutti gli altri bambini siano più fortunati di vostro figlio.

Non adottate un comportamento rude.

Non perdete la calma.

Piuttosto concentratevi a trasformarvi in Ih-Oh e abbiate la riposta pronta. Siate un disco rotto e dite chiaramente a vostro figlio quello che volete da lui.

Come agire: analizzate i vostri comportamenti

Prendetevi un momento per osservare il comportamento del vostro bambino.

  • Cosa è successo l’ultima volta che vi ha “risposto”?
  • Qual’è stato il momento topico in cui la discussione è degenerata? Come potreste gestirla meglio la prossima volta?
  • Che pulsanti tocca vostro figlio in voi per farvi arrabbiare così tanto? Come vi sentite quando vi “risponde”?
  • Come potete cambiare il vostro modo di reagire?
  • Che strategie mettete in campo per evitare che vi risponda, senza reprimere la sua personalità?

Come agire: un “semplice” piano di azione

  • Pensate a cosa potreste dire per smorzare la sua voglia di “rispondere”, la prossima volta. Fatevi una nota scritta sul frigo.
  • Preparatevi qualche battuta secca che pensate possa essere efficace per vostro figlio. Non serve prepararne tante, una o due potranno bastare. Iniziate ad immaginarvi nel rispondere in quel modo al vostro bambino.
  • Immaginate voi stessi nei panni di Ih-Oh la prossima volta che il vostro bambino vi “risponderà”, mostrando calma ed empatia, e totale disinteresse nell’essere invischiati in una discussione.
  • Ricordatevi dell’ultima volta che vostro figlio vi ha “risposto”. Pensando alla tecnica del disco rotto, scrivete un paio di cose che avreste potuto rispondergli.
  • Se vi sembra impossibile riuscire a venire a capo di questo problema con vostro figlio, provate a chiedervi: “se ci fosse una soluzione, quale potrebbe essere?”. Prendetevi alcune note.

Il mio primo riciclo!

Era il giorno del mio quarantesimo compleanno. Il mio fratellino mi portò a prendere un aperitivo in quel di Caprino…. mentre il resto della mia famiglia preparava i dettagli di una fantastica festa a sorpresa che si sarebbe svelata solo di li a poco.

Con uno spritz in mano (o era qualche bollicina?), ci siamo seduti al fresco degli 850 metri di Caprino, in piazza, al tramonto dopo una giornata torrida di metà agosto.

E’ li che ho visto questi originali divani fatti col pallet che mi hanno subito ispirato. La mia testa, tra un bicchiere e il successivo, ha cominciato a immaginare il progetto.

Pochi giorni dopo mi sono messo a esplorare il Web. Ho scoperto un mondo. Milioni di idee per riciclare pallet (e non solo) per creare arredi, per interno e per esterno. Alcuni bellissimi, alcuni un po’ meno. Un milione di idee hanno cominciato a frullarmi in testa. Con il piacere aggiunto di pensare di creare qualcosa di utile e bello spendendo poco e riciclando qualcosa di vecchio.

E mi sono quindi fatto una cultura anche sui pallet, rendendomi conto che ce ne sono di vari tipi. Ho optato per gli EPAL, che ho scoperto essere più robusti e regolari. Ne ho scoperto le misure (80×120) e ho iniziato a pensare come assemblarli.

Passo successivo: trovare i pallet usati.

Dopo diverse ricerche sempre sul web (eBay, Subito.it, Google, ecc…), li ho trovati casualmente tornando a casa dal lavoro nell’autunno dell’anno scorso. Una sera che il raccordo era intasato (stranamente!) ho deciso di uscire sull’Ardeatina per poi prendere via di Fioranello… poi Appia, ecc… fino alla sospirata meta (Labico). All’improvviso una visione… una montagna di bancali e un cartello “vendita pallet usati”. Ne prendo 5, selezionati, a 6 Euro l’uno e li carico sulla mia Polo.

Rimangono stipati fino a un mese fa quando finalmente mi viene l’ispirazione per mettermi all’opera. Da qui nasce la mia creatura. E’ la prima, c’è margine di miglioramento. Però, che soddisfazione!

E adesso avanti con altre idee…