Carta dei principi inviolabili

Non so quante volte mi sono reso conto che alcuni aspetti di me stesso non mi piacevano e mi sono riproposto di cambiarli. A volte con grande decisione, a volte meno. A volte addirittura con rabbia, a volte meno. A volte con successo, a volte meno.

Spesso (molto) rendendomi conto periodicamente di ripetere gli stessi errori.

Lo so è umano, non è pensabile ambire ad eliminare gli errori dalla propria vita. Tuttavia non credo questa posa essere una “scusa” per impigrirsi rispetto alla ricerca di migliorare se stessi.

Poiché un amico mi ha insegnato negli ultimi anni che scrivere le cose aiuta spesso a tenerle presenti, ho deciso che è arrivato il momento di farlo.

Perché non è più il tempo di PROVARE a cambiare le cose che non mi piacciono, ma è arrivato il tempo di CAMBIARLE.

Ecco qua la mia lista… che probabilmente aggiornerò giorno per giorno.

Come Padre e Compagno

  1. Non usare MAI la forza fisica (trova un gesto/parola che ti ricordi questo proposito, se aiuta allontanati nel momento in cui sei più nervoso e torna quando ti sei calmato).
  2. Non minacciare MAI di usare la forza fisica
  3. Non urlare MAI
  4. Non umiliare o “prendere in giro” MAI
  5. Sostituisci la parola punizione con la parola conseguenza
  6. Non minacciare conseguenze che non applicherai
  7. Abbi il coraggio di applicare le conseguenze che hai dichiarato. Se le elimini o le riduci, spiega bene il motivo
  8. Usa rinforzi rinforzi positivi sulle cose fatte bene o che inviti a fare bene, rispettivamente come gratificazione e come stimolo
  9. Non mischiare incoraggiamenti con correzioni, tipo “bravo ma…”. Dispensa incoraggiamenti subito dopo la “prestazione”, senza se e senza ma. Dai i consigli subito prima della prestazione successiva, magari ricordando le cose fatte meno bene l’ultima volta.
  10. Chiedi TUTTI i giorni come è andata la giornata
  11. Entra in casa SEMPRE con il sorriso
  12. Controlla tutte le sere diario per avvisi
  13. Controlla tutte le sere i compiti fatti
  14. ASCOLTA i tuoi bimbi, anche fosse solo per qualche minuto. Ascoltali suonare la chitarra, ascoltali mentre ti raccontano barzellette e freddure, ascoltali quando ti raccontano quello che gli piace, ascoltali quando ti raccontano il video che hanno visto su youtube, ascoltali quando ti raccontano cosa ha fatto Cristiano Ronaldo, ascoltali.
  15. Dai sempre il bacio della buonanotte, anche quando sei “arrabbiato”.
  16. fai il massimo per (scoprire e) assecondare le passioni dei tuoi bimbi.

Come uomo

  1. Non arrivare mai in ritardo, meglio in anticipo. Non ti annoierai, magari ne approfitti per fare altro, anche prenderti un aperitivo o una cosa al bar. O ti porti un libro da leggere o fai una passeggiata a guardare i negozi.
  2. Non aspettare che rimanga poco tempo per fare una cosa, in modo da sentire la pressione e avere lo stimolo solo allora. Fai le cose quando hai tanto tempo, considerando che se gli dedichi lo stesso tempo che avresti avuto alla fine, poi ti rimane spazio per altro. Il fatto che hai tanto tempo per fare una cosa non significa che lo devi spendere tutto per fare quella cosa. La pressione createla da solo, pensando che poi smarcata quella cosa ti resta il tempo per altro. Anche se le cose non vanno fatte frettolosamente, una cosa per essere fatta bene non deve necessariamente prendere tutto il tempo che potenzialmente avresti.
  3. Cerca di essere te stesso in ogni situazione, e non in funzione delle persone che hai davanti e di come credi che loro ti vedano. Il tuo te stesso è probabilmente un misto delle varie espressioni che escono quando sei in contesti differenti. Scegli il meglio da tutto e sii quello, senza farti influenzare o farti inibire dal contesto.

Quando lavori

  1. Non saltare da una cosa all’altra continuamente. Datti un tempo per rimanere concentrato su una cosa e un momento e un tempo per “monitorare” il resto (mail, social, altre cose che ti vengono in mente improvvisamente)

La settimana in cui tutto ricomincia

Mi rendo conto che ogni anno la vita si ripete. Uguale a se stessa, o quasi. E se continuerò a tenere vivo questo blog, temo che mi troverò a condividere ciclicamente gli stessi pensieri. Già l’anno scorso avevo espresso sentimenti simili.

E così è anche questa volta. Ciò che sembra ripetersi uguale è l’inizio di un nuovo anno scolastico, che segna l’inizio di nuovi ritmi, ben diversi da quelli più rilassati che ti concede l’estate.

Le giornate hanno cominciato ad accorciarsi quando ancora eravamo immersi nell’estate e nella sua spensieratezza. Già da qualche sera stiamo cercando (invano) di abituare i bimbi a tornare ad andare a letto in orari decenti. Gli innumerevoli grest dei mesi scorsi sono alle spalle. La mattina bisogna uscire con la felpa. Davide (e anche io) ha già indossato gli scarpini di rugby, e in settimana prende il via anche il calcio per Leo ed Elia (nuova avventura per lui).

E soprattutto questa settimana ricomincia la scuola. Con tutto quello che significa.

Ma in realtà le cose non si ripetono mai esattamente uguali. Come mi ha insegnato un amico tempo fa, ogni volta che nella vita sembra che tutto si ripeta, in realtà la prospettiva non è mai la stessa. Come se si stesse salendo una spirale. Quando hai fatto tutto il giro e torni a vedere le stesse cose… in realtà ti rendi conto che sei salito di un piano e la visuale è quantomeno un po’ diversa.

E quest’anno è quanto mai evidente per noi, visto che inizia l’avventura delle scuole medie per il piccolo grande Leo. Mercoledì mattina, quando ci sarà il via per tutti e tre, ti dovrò accompagnare in questa nuova scuola, dove ci sarà una riunione che evidentemente servirà per istruirci su tutte le novità.. per voi ragazzi ma anche per noi genitori.

Sono emozionato. Una nuova scuola, nuovi compagni (anche se tanti li conosci già), nuovi professori. Non più Maestre ma Professori. Ricordo quando mi sono trovato io al tuo posto, alle medie come alle superiori. Ma anche tutte le altre situazioni in cui è cominciata una nuova avventura, un nuovo lavoro, una nuova squadra di calcio. Io e i cambiamenti non abbiamo mai avuto un impatto soft. Mi ci sono voluti 43 anni per iniziare a viverli un po’ diversamente, ma ancora mi provocano un certo brivido. Come è anche giusto che sia, la vita è anche (soprattutto?) emozione.

Forse sono emozionato più io di te, e un po’ preoccupato. Chissà se ti integrerai, se ti farai nuovi amici, se troverai qualcuno che ti darà fastidio o ti prenderà in giro. Tu che vivi un po’ nel tuo mondo, ancora un po’ (tanto) bambino. Pieno di affetto e di abbracci, di meraviglia e di curiosità, di pigrizia e di entusiasmo.

Certo che si, ti farai nuovi amici e ti farai amare da (quasi) tutti. Troverai chi ti romperà le scatole e ti starà antipatico, chi ti prenderà in giro. Com’è normale. Ma ti divertirai anche tanto e ti costruirai ricordi che rimarranno sempre dentro te. Avrai gioie e delusioni. L’importante sarà godere al massimo delle prime e imparare a gestire le seconde. Questo è il segreto della vita. Si perché diventerai “grande” in questa scuola e spero che io e Mamma saremo in grado di esserti sempre a fianco e darti l’aiuto che ti servirà, quando ti servirà. Non tanto nei compiti o nello studio, quanto piuttosto nell’aiutarti a diventare un … ragazzo. Sempre dal cuore pulito, ma anche con quella sicurezza e fiducia in te stesso e tutti gli altri strumenti che servono per affrontare pian piano la vita.

Insomma, sono partito dalla settimana dell’inizio della scuola, del cambio dei ritmi, del freddo che avanza … per finire con una riflessione su voi che crescete. In effetti però è così … piccoli cambiamenti stagionali che si uniscono a grandi cambiamenti della vita. Emozioni che si susseguono e che ti fanno svegliare un lunedì mattina di inizio settembre con un piccolo magone.

E poi ci sono anche gli altri due “piccoli” uomini, che anche loro iniziano questa settimana. Meno cambiamenti per voi… ma comunque sempre un nuovo inizio. Che non è mai banale.

Una rondine che diventa gabbiano, così fiero di se… con tutte le ragioni per esserlo. Aiuterai i passerotti a fare il loro percorso e a crescere come sei cresciuto tu. Ancora ricordo l’emozione del primo giorno. Nuova città, nuova scuola, nuova avventura… dal nido alla materna. E invece è andata alla grande. Sei stato bravo tu, siamo stati fortunati con la scuola, le Maestre, tutto quanto.

E non di meno Elia. Stai crescendo e si vede. Stai cambiando, riesci a domare meglio la tua carica di sensibilità e di emotività. Una grandissima risorsa, che ti farà essere una persona “unica” quando sarai più grande. Che ti fa già essere unico in mezzo ai tuoi fratelli, ma anche con i tuoi amici. Ma anche che ti genera qualche difficoltà a esprimere tutto te stesso con gli altri. Cavolo, mi rivedo tanto in te per questi aspetti. Anche se meno esplosivo, anche io sono come te. E perciò spero che tu impari prima di me a gestire queste cose. Intanto iniziamo questo nuovo giro della spirale e vedremo poi tra un anno quale sarà la nostra visuale.

In bocca la lupo “piccoli”! E in bocca al lupo anche a me e Mamma.

E ovviamente a tutti gli altri studenti e a tutti gli altri genitori per cui questa settimana rappresenta un nuovo inizio.

 

Quel feeling di fine estate…

E’ solo il 22 Agosto e già avverto un quel clima nostalgico, un po’ malinconico ma allo stesso tempo sempre un po’ romantico, di fine estate.

Come quando da ragazzi le vacanze al mare finivano e dovevi lasciare le compagnie passeggere di una estate (o di qualche giorno) per tornare alle abitudini e alla quotidianità di sempre.

O, come nel mio caso, quando a fine agosto del 1995 mi separavo da colei che si sarebbe rivelata essere l’Amore della mia vita. Dopo nemmeno una settimana davvero memorabile spesa insieme, con lei e con tanti altri compagni di avventura, in quel di Rimini.

Insomma quel clima che porta un po’ di malinconia ma anche tanta carica e buoni propositi per il nuovo anno.

Si, il nuovo anno.

Per me è sempre stato questo il periodo, molto più che a Gennaio, a rappresentare il simbolo di un nuovo inizio.

Forse è qualcosa che si instaura dentro ai tempi della scuola. In fin dei conti, anche volendo tralasciare asilo nido e università, almeno 16 dei primi 20 anni della nostra vita sono scanditi dai ritmi scolastici, quando tutto ricomincia a settembre, proprio dopo le vacanze.

E devo dire che anche come genitore si sente indirettamente l’influenza di questo cadenzamento.

Non solo la scuola. E i nuovi libri da comprare, i compagni da re-incontrare, l’astuccio, lo zaino, ecc…

La nuova stagione sportiva, con gli allenamenti a scandire le settimane. Per me era il calcio, per i miei bimbi ora è il rugby.

La nuova stagione televisiva. Il nuovo campionato di Serie A.

Il fresco che torna e presto diventa freddo. E le domeniche a pranzo a mangiare i tortellini in brodo.

Insomma tutto si rimette in moto e riprende quella quotidianità che durerà per altri 9 mesi, senza più bagni al mare, senza più grest o domeniche in piscina.

Passando per un altro Halloween e un altro Natale, il Capodanno, San Valentino e la Pasqua.

Fino a che il tepore della primavera tornerà a farsi sentire inizierà a farci sognare le nuove vacanze.

Mi piace l’estate. Mi spiace che finisca.

Però mi piace questo periodo in cui ci si godono gli ultimi scampoli di “spensieratezza” e ci prepariamo a ricominciare!

 

Brutte risposte: come gestirle con calma e in modo efficace?

Articolo tratto e tradotto dal sito “A fine parent” (“Un buon genitore”).

Vi suona familiare?

Dite al vostro bambino che state per andare tutti insieme al supermercato e immediatamente vi arriva per risposta un lamentoso… “Perchèèèèèèè?“.

Con calma gli spiegate che avete bisogno di fare un po’ di spesa. Ma la risposta di nuovo non si fa attendere “Non voglio! La mamma di Sofia non la porta mai a fare la spesa!“.

Cercando di stare calmi, spiegate che ogni famiglia ha le sue regole e che nella vostra non si fanno necessariamente le stesse cose che si fanno nella famiglia di Sofia. Quindi gli dite di mettersi le scarpe per uscire.

(Evviva, finalmente riusciamo ad essere genitori calmi e positivi … o no?)

Invece di calmarsi e saltare in piedi a mettersi le scarpe, il vostro bambino vi risponde che “Sofia prende anche una mancetta doppia della mia!“.

Cosa?!?

Bastano altri 5 secondi perché la discussione passi dalla mancia al fatto che tutti a scuola abbiano uno smartphone… tranne lui.

E vi ritrovate ad avere una discussione in piena regola sulla necessità di un bambino di 8 anni di avere uno smartphone!

Come è successo?!

Avete solo chiesto a vostro figlio di prepararsi per andare a fare la spesa! Come avete potuto trovarvi coinvolti in una lotta di potere riguardo tutt’altro argomento?

Se avete almeno un figlio con un certo caratterino e la consapevolezza della propria volontà, sapete bene di cosa parliamo…

Hanno un’opinione riguardo a tutto e una risposta (negativa) pronta per qualsiasi richiesta.

Rispondere male (o comunque “rispondere”) tuttavia è talvolta proprio un modo di essere naturale, e magari involontario (o incontrollato) … come uno starnuto quando annusi il pepe.

Magari non lo fanno con l’intenzione di essere irrispettosi. Lo fanno proprio perchè… fa parte della loro natura!

Da una parte non vogliamo reprimere la loro personalità. Dopo tutto, ci sono studi che mostrano che quei bambini che “rispondono” sono quelli che hanno poi più successo nella vita.

Dall’altra parte, siamo umani.  E loro semplicemente ci “rispondono” molto più di quanto possiamo sopportare. E noi non riusciamo a gestire il fatto che una qualsiasi richiesta di andare a fare la spesa si trasformi in una faticosa discussione che riguardi tutt’altro.

Ovviamente è capitato anche a me, e so cosa vuol dire.

E nel corso degli anni, ho trovato un modo di gestire le “rispostacce” senza che diventino lotte di potere, e senza reprimere la personalità dei miei figli. 

Questi sono 5 trucchetti che ho adottato.

Primo: fate come Ih-Oh

Balk Talk - Channel Eeyore

Perchè l’attitudine a “rispondere” faccia presa c’è un presupposto imprescindibile. Ci deve essere una discussione in corso. Una conversazione in cui voi siate coinvolti emotivamente.

In sostanza, è necessario che abbiate abboccato all’esca che ha portato alla discussione.

E se questo non succedesse? Se riusciste a mantenere la cosa come una specie di gioco di strategia? Esattamente come una partita a tris!

Vostro figlio fa una mossa, voi ne fate un’altra che impedisca alla conversazione di trasformarsi in discussione.

La prima cosa da fare infatti è evitare di rimanere coinvolti emotivamente. E qui entra in gioco Ih-Oh.

Conoscete tutti Ih-Oh, l’asinello amico di Winnie the Pooh? Immagino di si. Comunque sia, è quello sempre un po’ imbronciato, grigio di colore e …un po’ grigio anche nella personalità.

Impersonare Ih-Oh significa essenzialmente: fare vostro il suo essere sempre un po’ flemmatico, il che vi aiuterà a mantenere la calma, ed evitare di voler “vincere” a tutti i costi la “partita” con vostro figlio. Sarà rilassante, sia per voi che per vostro figlio.

Così quando lui dice qualcosa come “Odio andare a fare la spesa” oppure “I genitori di Sofia non la costringono ad andare a fare la spesa”, voi potreste rispondere con un  “Hmmmmmmm…”. Con tono piatto, flemmatico e un po’ distratto.

Una voce che suoni troppo stanca per sostenere una conversazione. Una voce cui nessuno sia stimolato a “rispondere” per le rime. 

Secondo: preparatevi delle risposte secche

I bambini sembrano avere un talento nascosto per condurre i genitori verso discussioni faticose. Succede così in fretta che neanche ce ne accorgiamo.

Il segreto per evitare queste situazioni è avere sempre una o due battute pronte per rispondere e spegnere sul nascere qualsiasi discussione.

Io ho rubato le mie da un libro, “Parenting wit Love & Logic” (“Essere genitore con amore e ragione”), che si propone di fornire strumenti per crescere bambini “tosti” e sicuri di se. In realtà trovo i loro sistemi un po’ troppo severi, tuttavia ho preso ispirazione modificando leggermente il loro approccio.

Ma le battute che propongono sono fenomenali.

Immaginate di avere appena ricevuto come risposta… “La mamma di Sofia non la costringe mai ad andare a fare la spesa!”. Immaginate ora di rispondere con una delle seguenti battute (nella vostra migliore interpretazione di Ih-Oh): 

E’ probabile

Lo so

Bella scusa!

Hmmmmmm

Personalmente trovo fantastica l’ultima opzione, perchè per me è come una specie di mini esercizio di meditazione, ma allo stesso tempo è comunque … una risposta.

Ora, la prima volta che ho fatto così la situazione si è un po’ infiammata. Mia figlia si è sentita abbastanza frustrata. 

Ha detto cose tipo “Che cosa stai dicendo?“, “Che significa?” e alla fine “Perchè mi rispondi così?

Ma io sono rimasta calma, e ad un certo punto lei sembrava essersi resa conto che non c’era modo di avviare una discussione.

Terzo: siate un disco rotto

Comportarsi come un disco rotto è una sorta di tecnica di autoaffermazione che consente di ottenere il risultato senza entrare realmente in una discussione.

Potete usarla con vostro figlio. Ma è uno strumento che trovo molto efficace per per risolvere conflitti in generale.

Permette alla persona che vi sta di fronte di essere consapevole di essere stata ascoltata e capita. Consente a voi di risultare empatici, ma senza cedere.

Usate questa tecnica per mostrare che capite, ma che allo stesso tempo ribadite la vostra posizione, in modo tranquillo.

Ecco alcuni esempi:

“So che non vuoi andare al supermercato, ma dobbiamo fare un po’ di spesa”

“Ho capito che non ti piace, ma abbiamo bisogno di andare al supermercato.”

“So che preferiresti rimanere a casa a giocare, ma ora è il momento di fare la spesa.”

Finchè siete sinceri nel modo di esprimere questi concetti, questa tecnica risulta efficace.

La persona davanti a voi capisce che l’avete ascoltata, ma anche che siete fermi e non potete cambiare i vostri programmi.

Quarto: esprimete quello che desiderate da loro

Qualche volta il modo di “rispondere” di vostro figlio è … diciamo … un po’ rude. Magari è solo stanco o arrabbiato con suo fratello.

Qualunque siano le ragioni, ogni tanto capita che ci rispondano bruscamente o che ci urlino contro. Magari con un “No, io non voglio!“, oppure con un “Non puoi costringermi!“. O magari anche qualcosa di peggio.

Quando questo accade, affermate chiaramente e in modo calmo e tranquillo che cosa volete da loro, o comunque cosa intendete fare.

Provate a dire qualcosa come “Voglio che ti calmi e mi parli, invece di urlare, per favore“.

Oppure “Non mi piace che mi tratti in questo modo. Parleresti più educatamente?

Potete mostrare empatia, se lo ritenete opportuno, e provare a dire qualcosa come “vedo che sei arrabbiato. lo capisco. Tuttavia mi devi parlare con rispetto, anche se sei arrabbiato. Hai bisogno di un minuto per calmarti prima che continuiamo a parlare?

Quando entrambe siete calmi, potrete dire al vostro bambino quali parole o quale tono di voce trovate accettabili.

Quinto: allontanatevi

Che succede se il vostro bambino non intende calmarsi? Se non è in grado di calmarsi e la situazione va peggiorando?

La chiave è realizzare che si tratta di una cosa normale. Ogni tanto semplicemente… succede.

L’importante è controllare se stessi. Se vi rendete conto che vi state scaldando, cercate di gestire la rabbia e di evitare di finire per urlare, peggiorando ulteriormente la situazione.

Vederete che vostro figlio imiterà il vostro comportamento, quando anche lui si arrabbierà. Mi ricordo che un tempo mi chiedevo perchè la mia bimba di tre anni a volte battesse il piede sul pavimento, con fare severo e le braccia sui fianchi, fissandomi in modo truce.

Poi mi sono resa conto che porprio io facevo così con lei. Oops!

Essere arrabbiati ogni tanto è assolutamente normale, e non dobbiamo sentirci colpevoli.

Dobbiamo solo imparare come regolare la nostra risposta alla rabbia. Così, se la situazione ha raggiunto un punto critico, valutate l’opzione di allontanarvi.

Potete spiegare ai vostri bambini quello che state facendo. Per esempio “Questa discussione non mi piace e sento che mi sto arrabbiando. Torneremo a parlare quando mi sarò un po’ calmata“.

Ora state facendo esattamente quello che avete chiesto loro di fare poco prima. E loro imparano da voi. All’inizio può sembrare un po’ strano, ma una volta che sia voi che loro ci avrete preso l’abitudine, vostro figlio potrebbe sorprendervi prendendosi due minuti di pausa invece di rispondervi male.

Tornando al nostro obiettivo iniziale. Se avete bisogno di andare a fare la spesa, è naturale che vorreste che i vostri bambini lascino immediatamente tutto quello che stanno facendo ed escano dalla porta prima di voi.

Ma le cose ovviamente non vanno sempre come vorremmo.

Che fare allora? Preferite una discussione in piena regola o un bambino che prende tempo, ma che alla fine esce dalla porta senza troppe storie?

Diciamo che le cose si mettano proprio male… preferireste avere uno scontro, o un bambino che tiene il broncio ma comunque esce di casa per andare al supermercato?

In conclusione

Per alcuni bambini “rispondere” ai genitori è semplicemente un aspetto del proprio carattere.

Possiamo decidere di seguire i consigli classici per essere un buon genitore, trattando questi comportamenti come mancanze di rispetto e cercando di eliminare questi atteggiamenti, magari rischiando di reprimere anche la personalità del nostro bambino.

Oppure possiamo tenere a mente che si tratta di un segno che il vostro bambino avrà una vita di successo, e imparare a gestire queste situazioni con comprensione.

Certo, l’abitudine a “rispondere” male può essere fastidiosa per tutta la famiglia.

Ma piuttosto che prenderlo solo come un atto di disprezzo teso a sconfiggervi, sfidate voi stessi a trattare la situazione come un gioco di strategia.

Semplicemente deviate i loro tentativi di complicare qualsiasi richiesta.

Non fatevi coinvolgere in sterili conversazioni a proposito di quanto tutti gli altri bambini siano più fortunati di vostro figlio.

Non adottate un comportamento rude.

Non perdete la calma.

Piuttosto concentratevi a trasformarvi in Ih-Oh e abbiate la riposta pronta. Siate un disco rotto e dite chiaramente a vostro figlio quello che volete da lui.

Come agire: analizzate i vostri comportamenti

Prendetevi un momento per osservare il comportamento del vostro bambino.

  • Cosa è successo l’ultima volta che vi ha “risposto”?
  • Qual’è stato il momento topico in cui la discussione è degenerata? Come potreste gestirla meglio la prossima volta?
  • Che pulsanti tocca vostro figlio in voi per farvi arrabbiare così tanto? Come vi sentite quando vi “risponde”?
  • Come potete cambiare il vostro modo di reagire?
  • Che strategie mettete in campo per evitare che vi risponda, senza reprimere la sua personalità?

Come agire: un “semplice” piano di azione

  • Pensate a cosa potreste dire per smorzare la sua voglia di “rispondere”, la prossima volta. Fatevi una nota scritta sul frigo.
  • Preparatevi qualche battuta secca che pensate possa essere efficace per vostro figlio. Non serve prepararne tante, una o due potranno bastare. Iniziate ad immaginarvi nel rispondere in quel modo al vostro bambino.
  • Immaginate voi stessi nei panni di Ih-Oh la prossima volta che il vostro bambino vi “risponderà”, mostrando calma ed empatia, e totale disinteresse nell’essere invischiati in una discussione.
  • Ricordatevi dell’ultima volta che vostro figlio vi ha “risposto”. Pensando alla tecnica del disco rotto, scrivete un paio di cose che avreste potuto rispondergli.
  • Se vi sembra impossibile riuscire a venire a capo di questo problema con vostro figlio, provate a chiedervi: “se ci fosse una soluzione, quale potrebbe essere?”. Prendetevi alcune note.