Un trattore dall’animo gentile

Chissà se ti renderai mai conto delle emozioni che mi regali in certi momenti. Me lo auguro. Spero anzi che tu possa farlo senza aspettare di diventare padre a tua volta e vivere le stesse emozioni.

Domenica, come tante altre volte prima, è stato fantastico vederti su quel campo. Correre come una saetta coi tuoi ricci che svolazzavano, quasi a dare l’impressione di non riuscire a starti dietro. Ma anche lottare come un leone, con una grinta inaspettata, che se uno ti guarda fuori dal campo non riesce a immaginare da dove possa arrivare. E invece, io che ti conosco, lo so che ce l’hai dentro e che la sai usare.

Ma forse neanche io ti avevo mai visto così agguerrito come domenica.

Riesci a riempirmi il cuore ogni volta. Non so bene (i) perché … mettendo da parte il fatto scontato che sei mio figlio e che ti amo da morire.

Forse il fatto che condividiamo la passione per questo sport. Forse perchè questa passione non solo la condividiamo, ma la stiamo coltivando insieme. Tu da giocatore in erba io da giovane appassionato (la giovinezza è riferita alla passione…), continuando a innamorarcene. Forse il fatto che ho la fortuna di stare sul campo insieme a te. Forse perchè su quel campo ti sto vedendo crescere, quasi fosse una metafora della vita. Forse perchè sei sempre te stesso, nella tua gentilezza e delicatezza così come nella furia che talvolta ti fa “travolgere” gli avversari come un trattore, quando vai alla ricerca della palla. Forse perchè mi piace l’idea di poterti insegnare qualcosa. Forse perchè vedo te che provi a mettere in pratica i consigli.

Non lo so bene, ma probabilmente è l’insieme di tutte queste cose che mi fa sentire davvero fortunato a vivere questa avventura insieme a te. In questo modo.

C’è una immagine che mi è rimasta dentro ancor più delle altre. Era l’ultima delle 5 partite che avete giocato. Sempre gli stessi sei. Contati. Tesi ed emozionati perché consapevoli di giocare una “finale”. Non importa quale finale. Solo la parola vi aveva trasmesso un mix di tensione ed eccitazione. Nel giro di pochi istanti gli avversari hanno messo a segno due mete e con esse è arrivata in voi anche la consapevolezza che la partita non sarebbe andata come avreste voluto. Ti ho visto piangere in campo per questo motivo. Di rabbia e delusione probabilmente. E con te qualcun altro dei tuoi compagni. Ma poi è scattato qualcosa in voi. Una grinta incredibile, espressione di quella “rabbia” positiva che avevate dentro… che forse possiamo chiamare “voglia di vincere” o “determinazione” o “carattere“… non lo so. Avete lottato come leoni e siete arrivati vicinissimi al vostro obiettivo. Un momento denso di emozioni contrastanti per tutti, dentro e fuori dal campo, per me come per gli altri papà e le altre mamme che vi guardavano.

La “sconfitta” è arrivata, ma mai parola fu meno appropriata. Piangevate anche dopo la partita ma (credimi) è stato meraviglioso vedervi lottare così per qualcosa cui tenevate. Questo era il più grande obiettivo ed è stata anche la più grande soddisfazione.

E, anche se detto così può sembrare rude, vedere avventarti su tutti quei palloni quasi volessi mangiarteli, senza timore di nulla, senza preoccuparti di chi avessi di fronte, mostrando quel lato di te che quasi sembra contrapporsi (ma così non è, anzi) alla delicatezza che ti caratterizza fuori dal campo, mi ha riempito di orgoglio e felicità.

Chiudendo il cerchio… spero davvero che tu sia in grado di essere fiero di te quanto lo sono io (e non solo per quello che ti ho raccontato oggi) e soprattutto consapevole delle gioie e delle emozioni che mi regali. E io ti aiuterò. Anche in questo.

Papà

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