Meglio di così….

Ho vissuto gioie più grandi nella vita, non c’è dubbio. Quando siete venuti al mondo per esempio, o il giorno che sposato Mamma. E, senza “scomodare” giornate così nobili, anche tante altre gioie regalate da momenti più “anonimi” rispetto a occasioni come quelle.

Tuttavia… le 12 ore che ho condiviso martedì scorso con voi due “grandi” sono state memorabili e le porterò con me per tutta la vita. Come immagino sarà anche per voi, che seppure quelli “grandi” … rimanete ancora “piccoli”. In quell’età in cui si formano quei ricordi che poi, col passare degli anni, acquisiscono quel non so che di fantastico.

Un’avventura straordinaria iniziata in realtà ben prima di quelle dodici ore, quando con un click su Internet, e qualche soldino ben speso, mi assicuro i biglietti per la nostra prima partita di Champions League. E che partita: Roma – Chelsea!

Poi il momento in cui vi ho detto che saremmo andati. La vostra gioia. Quella esplicita e trasparente di Leo, a volte anche straripante. Quella contenuta, anche un po’ mascherata di Elia.

L’attesa delle settimane e dei giorni precedenti, mentre ci avvicinavamo all’evento. Con la Roma che ci caricava ancora di più con il suo cammino entusiasmante, che ci faceva capire che quella che avremmo vista sarebbe stata una partita davvero importante e spettacolare.

Finalmente poi arriva il giorno. Avvisiamo che salterete gli allenamenti. <<Elia, ricordati di avvisare che oggi non vai al Collage>>, <<Leo, tu avvisa Marco che oggi non andrai a musica>>. Mamma ha già preparato ieri sera i vostri documenti e la valigia per la notte dai Nonni. La mattina al lavoro stampo i biglietti. Alle 12.45 prendo Elia a scuola, insieme andiamo a comprare il pane. Mamma ha già preso gli affettati. Pranziamo a casa e lasciamo pronto per Leo che arriverà alle 14. Intanto preparo i panini per il viaggio e per stasera. Chiudo la valigia e prepariamo lo zaino: the in cartone (così ce lo fanno entrare allo stadio), qualche merendina, le fonzies, due bottiglie di acqua (per il viaggio), i panini. Arriva Leo, mangia, si cambia e saliamo in macchina. Sessanta euro in tasca (per le emergenze), il pieno nella macchina, fatto la mattina prima di accompagnarvi a scuola.

Ore 14.30: si parte. Abbigliamento di ordinanza. Tuta della Roma, sciarpe, cappelli, magliette di Totti.

Il viaggio forse è la parte che più porterò con me. Tante chiacchiere. In serenità, parlando di tutto e di più. Vicino a me davanti, uno di voi a turno. Metà viaggio per ciascuno. L’occasione buona per parlare della scuola e di questo primo mese e mezzo, specialmente con Leo alle prese con la nuova avventura delle medie. Mi racconti tante cose, mi fa piacere. Del resto, fortunatamente sei sempre abbastanza trasparente e senza filtri, nel bene e nel male. Parliamo anche di calcio, quello che giocate a Lugagnano e quello che ci aspetta stasera all’Olimpico: Fantastichiamo sulle possibili combinazioni di classifica se stasera dovessimo vincere…

Giochiamo. Il gioco di indovinare un personaggio, che ripetiamo un sacco di volte. Uno pensa ad un personaggio, gli altri devono indovinare facendogli delle domande, cui si può rispondere solo si o no. Lo facciamo sempre in macchina, nei viaggi lunghi. Anche con Mamma e Davide. Ma oggi siamo solo noi tre, e questo mi piace molto. Si è creata una certa di intimità.

A Montepulciano la sosta nell’autogrill che tanto vi piace, dove c’è la macchina del caffè. Cioccolato caldo per Elia, “latte” per Leo, Caffè alla nocciola per me (buono!). Ma dobbiamo fare presto perché siamo stretti con i tempi. Si riparte, ore 17.30, manca circa un’ora a Roma Nord. Si sta facendo buio. Ogni tanto guardiamo il cielo che si è colorato di rosso e le nuvole, per indovinarne le forme.

Roma Nord. Si comincia a respirare l’aria della Capitale. Ogni volta che ci torno mi si riaccende un pezzo di cuore e ho quella bella sensazione di sentirmi di nuovo a casa. In 10 minuti siamo sul raccordo. Sono quasi le 19. L’impatto col GRA mi ricorda che la lotta per la “sopravvivenza” la fa da padrona nel traffico e devo schivare una macchina che azzarda una manovra diciamo … “audace”. Google Map è un intreccio di righe rosse e arancioni e ci dice che saremo all’Olimpico intorno alle 19.30.

Passano i minuti e ci avviciniamo, ma il navigatore dice che il tempo per raggiungere la nostra meta aumenta invece che diminuire… Questo vi fa ridere. Maciniamo la strada che rimane e pian piano ci siamo. Sono da poco passate le 19.30 e in effetti tutto intorno a noi c’è gente bardata di giallorosso che cammina verso un’unica direzione, quella illuminata dai riflettori, che ci fanno capire che siamo arrivati. L’emozione è sempre più viva, siamo sempre più vicini alla meta.

Ci rimane “solo” da trovare un parcheggio. Ma presto mi rendo conto che sarà tutt’altro che una passeggiata. Passano i minuti e divento sempre più pessimista. I miei criteri per stabilire la soglia tra un parcheggio decente e una sosta selvaggia mutano velocemente. Dopo tre giri dello stesso isolato vedo uno spazio tra il marciapiede, due motorini e la strada … sfido chiunque a definirlo un parcheggio! Dopo 20 minuti di ricerca, direi che è anche un super parcheggio.

Sono sollevato, e lo siete anche voi… perché finalmente possiamo lasciare la macchina e andare allo stadio. Scendiamo, prendiamo zaini, acqua, cappelli e tutto quanto e ci avviamo. Questo è il momento in cui mi rendo conto che ce l’abbiamo fatta.

Siamo eccitatissimi mentre ci avviciniamo allo stadio. Attraversiamo il ponte con tutte le bancarelle, di panini ma anche di sciarpe, cappelli, bandiere. un tripudio giallorosso. Arriviamo alla prima barriera per il controllo dei biglietti e poco dopo alla seconda. Il controllo degli zaini, le bottigliette da lasciare (ma abbiamo il the!). E finalmente saliamo le scale per entrare …

È bellissimo, di sera anche più delle altre volte. Quasi pieno, il colpo d’occhio è incredibile. Le squadre si scaldano sul campo. I tifosi del Chelsea sono nell’altra estremità della curva Nord. Di fronte a noi la Curva Sud. Ci avviciniamo ai nostri posti e finalmente ci sediamo. Mancano 20 minuti all’inizio. Mentre aspettiamo ci mangiamo il primo panino.

Lo speaker annuncia la formazione della Roma, accompagnato dagli olè che seguono ogni nome. E poi … ci siamo! Inizia il brivido con “Roma Roma Roma”, le squadre entrano e c’è l’inno della Champions. E poi è subito partita.

Si mette subito bene: magia di ElSha! Lo speaker annuncia il gol e ripete all’infinito il nome del Faraone, con l’eco di tutto lo stadio fino all’ultimo … EL-SHA-RA-WI!!!! Una bella partita (per noi), non mi sembra vero. Prima della fine del primo tempo un altro gol, sempre del Faraone, ci fa passare un bell’intervallo.

Tutto bene, tranne Elia che non si sente benissimo per una ventina di minuti. me lo metto vicino, stiamo abbracciati. Dopo un po’, complice un bel bicchierone di coca, le cose vanno meglio e poi arriva anche il 3-0 di Perotti. Incredibile.

Una partita stupenda, perfetta. Ci tengo troppo che finisca bene, perché questo ricordo rimanga indelebile per voi. Ci tengo così tanto che non ci credo fino a che non arriviamo proprio a ridosso del 90esimo. E poi al fischio finale sono quasi commosso. Cosa posso volere di più da una giornata così?

All’uscita ci togliamo anche lo sfizio di comprarci una bandiera alle bancarelle e ce ne andiamo a casa di nonna distrutti, ma felici. In macchina crollate presto, ma io guido felice, ascoltando i commenti alla radio, come se avessi la felicità materializzata dentro quella macchina.

Una giornata me-ra-vi-glio-sa per me, me la ricorderò per sempre. SEMPRE. Vi amo piccoli.

http://www.repubblica.it/sport/calcio/champions/2017/10/31/news/roma_batte_chelsea-179907549/

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