Brutte risposte: come gestirle con calma e in modo efficace?

Articolo tratto e tradotto dal sito “A fine parent” (“Un buon genitore”).

Vi suona familiare?

Dite al vostro bambino che state per andare tutti insieme al supermercato e immediatamente vi arriva per risposta un lamentoso… “Perchèèèèèèè?“.

Con calma gli spiegate che avete bisogno di fare un po’ di spesa. Ma la risposta di nuovo non si fa attendere “Non voglio! La mamma di Sofia non la porta mai a fare la spesa!“.

Cercando di stare calmi, spiegate che ogni famiglia ha le sue regole e che nella vostra non si fanno necessariamente le stesse cose che si fanno nella famiglia di Sofia. Quindi gli dite di mettersi le scarpe per uscire.

(Evviva, finalmente riusciamo ad essere genitori calmi e positivi … o no?)

Invece di calmarsi e saltare in piedi a mettersi le scarpe, il vostro bambino vi risponde che “Sofia prende anche una mancetta doppia della mia!“.

Cosa?!?

Bastano altri 5 secondi perché la discussione passi dalla mancia al fatto che tutti a scuola abbiano uno smartphone… tranne lui.

E vi ritrovate ad avere una discussione in piena regola sulla necessità di un bambino di 8 anni di avere uno smartphone!

Come è successo?!

Avete solo chiesto a vostro figlio di prepararsi per andare a fare la spesa! Come avete potuto trovarvi coinvolti in una lotta di potere riguardo tutt’altro argomento?

Se avete almeno un figlio con un certo caratterino e la consapevolezza della propria volontà, sapete bene di cosa parliamo…

Hanno un’opinione riguardo a tutto e una risposta (negativa) pronta per qualsiasi richiesta.

Rispondere male (o comunque “rispondere”) tuttavia è talvolta proprio un modo di essere naturale, e magari involontario (o incontrollato) … come uno starnuto quando annusi il pepe.

Magari non lo fanno con l’intenzione di essere irrispettosi. Lo fanno proprio perchè… fa parte della loro natura!

Da una parte non vogliamo reprimere la loro personalità. Dopo tutto, ci sono studi che mostrano che quei bambini che “rispondono” sono quelli che hanno poi più successo nella vita.

Dall’altra parte, siamo umani.  E loro semplicemente ci “rispondono” molto più di quanto possiamo sopportare. E noi non riusciamo a gestire il fatto che una qualsiasi richiesta di andare a fare la spesa si trasformi in una faticosa discussione che riguardi tutt’altro.

Ovviamente è capitato anche a me, e so cosa vuol dire.

E nel corso degli anni, ho trovato un modo di gestire le “rispostacce” senza che diventino lotte di potere, e senza reprimere la personalità dei miei figli. 

Questi sono 5 trucchetti che ho adottato.

Primo: fate come Ih-Oh

Balk Talk - Channel Eeyore

Perchè l’attitudine a “rispondere” faccia presa c’è un presupposto imprescindibile. Ci deve essere una discussione in corso. Una conversazione in cui voi siate coinvolti emotivamente.

In sostanza, è necessario che abbiate abboccato all’esca che ha portato alla discussione.

E se questo non succedesse? Se riusciste a mantenere la cosa come una specie di gioco di strategia? Esattamente come una partita a tris!

Vostro figlio fa una mossa, voi ne fate un’altra che impedisca alla conversazione di trasformarsi in discussione.

La prima cosa da fare infatti è evitare di rimanere coinvolti emotivamente. E qui entra in gioco Ih-Oh.

Conoscete tutti Ih-Oh, l’asinello amico di Winnie the Pooh? Immagino di si. Comunque sia, è quello sempre un po’ imbronciato, grigio di colore e …un po’ grigio anche nella personalità.

Impersonare Ih-Oh significa essenzialmente: fare vostro il suo essere sempre un po’ flemmatico, il che vi aiuterà a mantenere la calma, ed evitare di voler “vincere” a tutti i costi la “partita” con vostro figlio. Sarà rilassante, sia per voi che per vostro figlio.

Così quando lui dice qualcosa come “Odio andare a fare la spesa” oppure “I genitori di Sofia non la costringono ad andare a fare la spesa”, voi potreste rispondere con un  “Hmmmmmmm…”. Con tono piatto, flemmatico e un po’ distratto.

Una voce che suoni troppo stanca per sostenere una conversazione. Una voce cui nessuno sia stimolato a “rispondere” per le rime. 

Secondo: preparatevi delle risposte secche

I bambini sembrano avere un talento nascosto per condurre i genitori verso discussioni faticose. Succede così in fretta che neanche ce ne accorgiamo.

Il segreto per evitare queste situazioni è avere sempre una o due battute pronte per rispondere e spegnere sul nascere qualsiasi discussione.

Io ho rubato le mie da un libro, “Parenting wit Love & Logic” (“Essere genitore con amore e ragione”), che si propone di fornire strumenti per crescere bambini “tosti” e sicuri di se. In realtà trovo i loro sistemi un po’ troppo severi, tuttavia ho preso ispirazione modificando leggermente il loro approccio.

Ma le battute che propongono sono fenomenali.

Immaginate di avere appena ricevuto come risposta… “La mamma di Sofia non la costringe mai ad andare a fare la spesa!”. Immaginate ora di rispondere con una delle seguenti battute (nella vostra migliore interpretazione di Ih-Oh): 

E’ probabile

Lo so

Bella scusa!

Hmmmmmm

Personalmente trovo fantastica l’ultima opzione, perchè per me è come una specie di mini esercizio di meditazione, ma allo stesso tempo è comunque … una risposta.

Ora, la prima volta che ho fatto così la situazione si è un po’ infiammata. Mia figlia si è sentita abbastanza frustrata. 

Ha detto cose tipo “Che cosa stai dicendo?“, “Che significa?” e alla fine “Perchè mi rispondi così?

Ma io sono rimasta calma, e ad un certo punto lei sembrava essersi resa conto che non c’era modo di avviare una discussione.

Terzo: siate un disco rotto

Comportarsi come un disco rotto è una sorta di tecnica di autoaffermazione che consente di ottenere il risultato senza entrare realmente in una discussione.

Potete usarla con vostro figlio. Ma è uno strumento che trovo molto efficace per per risolvere conflitti in generale.

Permette alla persona che vi sta di fronte di essere consapevole di essere stata ascoltata e capita. Consente a voi di risultare empatici, ma senza cedere.

Usate questa tecnica per mostrare che capite, ma che allo stesso tempo ribadite la vostra posizione, in modo tranquillo.

Ecco alcuni esempi:

“So che non vuoi andare al supermercato, ma dobbiamo fare un po’ di spesa”

“Ho capito che non ti piace, ma abbiamo bisogno di andare al supermercato.”

“So che preferiresti rimanere a casa a giocare, ma ora è il momento di fare la spesa.”

Finchè siete sinceri nel modo di esprimere questi concetti, questa tecnica risulta efficace.

La persona davanti a voi capisce che l’avete ascoltata, ma anche che siete fermi e non potete cambiare i vostri programmi.

Quarto: esprimete quello che desiderate da loro

Qualche volta il modo di “rispondere” di vostro figlio è … diciamo … un po’ rude. Magari è solo stanco o arrabbiato con suo fratello.

Qualunque siano le ragioni, ogni tanto capita che ci rispondano bruscamente o che ci urlino contro. Magari con un “No, io non voglio!“, oppure con un “Non puoi costringermi!“. O magari anche qualcosa di peggio.

Quando questo accade, affermate chiaramente e in modo calmo e tranquillo che cosa volete da loro, o comunque cosa intendete fare.

Provate a dire qualcosa come “Voglio che ti calmi e mi parli, invece di urlare, per favore“.

Oppure “Non mi piace che mi tratti in questo modo. Parleresti più educatamente?

Potete mostrare empatia, se lo ritenete opportuno, e provare a dire qualcosa come “vedo che sei arrabbiato. lo capisco. Tuttavia mi devi parlare con rispetto, anche se sei arrabbiato. Hai bisogno di un minuto per calmarti prima che continuiamo a parlare?

Quando entrambe siete calmi, potrete dire al vostro bambino quali parole o quale tono di voce trovate accettabili.

Quinto: allontanatevi

Che succede se il vostro bambino non intende calmarsi? Se non è in grado di calmarsi e la situazione va peggiorando?

La chiave è realizzare che si tratta di una cosa normale. Ogni tanto semplicemente… succede.

L’importante è controllare se stessi. Se vi rendete conto che vi state scaldando, cercate di gestire la rabbia e di evitare di finire per urlare, peggiorando ulteriormente la situazione.

Vederete che vostro figlio imiterà il vostro comportamento, quando anche lui si arrabbierà. Mi ricordo che un tempo mi chiedevo perchè la mia bimba di tre anni a volte battesse il piede sul pavimento, con fare severo e le braccia sui fianchi, fissandomi in modo truce.

Poi mi sono resa conto che porprio io facevo così con lei. Oops!

Essere arrabbiati ogni tanto è assolutamente normale, e non dobbiamo sentirci colpevoli.

Dobbiamo solo imparare come regolare la nostra risposta alla rabbia. Così, se la situazione ha raggiunto un punto critico, valutate l’opzione di allontanarvi.

Potete spiegare ai vostri bambini quello che state facendo. Per esempio “Questa discussione non mi piace e sento che mi sto arrabbiando. Torneremo a parlare quando mi sarò un po’ calmata“.

Ora state facendo esattamente quello che avete chiesto loro di fare poco prima. E loro imparano da voi. All’inizio può sembrare un po’ strano, ma una volta che sia voi che loro ci avrete preso l’abitudine, vostro figlio potrebbe sorprendervi prendendosi due minuti di pausa invece di rispondervi male.

Tornando al nostro obiettivo iniziale. Se avete bisogno di andare a fare la spesa, è naturale che vorreste che i vostri bambini lascino immediatamente tutto quello che stanno facendo ed escano dalla porta prima di voi.

Ma le cose ovviamente non vanno sempre come vorremmo.

Che fare allora? Preferite una discussione in piena regola o un bambino che prende tempo, ma che alla fine esce dalla porta senza troppe storie?

Diciamo che le cose si mettano proprio male… preferireste avere uno scontro, o un bambino che tiene il broncio ma comunque esce di casa per andare al supermercato?

In conclusione

Per alcuni bambini “rispondere” ai genitori è semplicemente un aspetto del proprio carattere.

Possiamo decidere di seguire i consigli classici per essere un buon genitore, trattando questi comportamenti come mancanze di rispetto e cercando di eliminare questi atteggiamenti, magari rischiando di reprimere anche la personalità del nostro bambino.

Oppure possiamo tenere a mente che si tratta di un segno che il vostro bambino avrà una vita di successo, e imparare a gestire queste situazioni con comprensione.

Certo, l’abitudine a “rispondere” male può essere fastidiosa per tutta la famiglia.

Ma piuttosto che prenderlo solo come un atto di disprezzo teso a sconfiggervi, sfidate voi stessi a trattare la situazione come un gioco di strategia.

Semplicemente deviate i loro tentativi di complicare qualsiasi richiesta.

Non fatevi coinvolgere in sterili conversazioni a proposito di quanto tutti gli altri bambini siano più fortunati di vostro figlio.

Non adottate un comportamento rude.

Non perdete la calma.

Piuttosto concentratevi a trasformarvi in Ih-Oh e abbiate la riposta pronta. Siate un disco rotto e dite chiaramente a vostro figlio quello che volete da lui.

Come agire: analizzate i vostri comportamenti

Prendetevi un momento per osservare il comportamento del vostro bambino.

  • Cosa è successo l’ultima volta che vi ha “risposto”?
  • Qual’è stato il momento topico in cui la discussione è degenerata? Come potreste gestirla meglio la prossima volta?
  • Che pulsanti tocca vostro figlio in voi per farvi arrabbiare così tanto? Come vi sentite quando vi “risponde”?
  • Come potete cambiare il vostro modo di reagire?
  • Che strategie mettete in campo per evitare che vi risponda, senza reprimere la sua personalità?

Come agire: un “semplice” piano di azione

  • Pensate a cosa potreste dire per smorzare la sua voglia di “rispondere”, la prossima volta. Fatevi una nota scritta sul frigo.
  • Preparatevi qualche battuta secca che pensate possa essere efficace per vostro figlio. Non serve prepararne tante, una o due potranno bastare. Iniziate ad immaginarvi nel rispondere in quel modo al vostro bambino.
  • Immaginate voi stessi nei panni di Ih-Oh la prossima volta che il vostro bambino vi “risponderà”, mostrando calma ed empatia, e totale disinteresse nell’essere invischiati in una discussione.
  • Ricordatevi dell’ultima volta che vostro figlio vi ha “risposto”. Pensando alla tecnica del disco rotto, scrivete un paio di cose che avreste potuto rispondergli.
  • Se vi sembra impossibile riuscire a venire a capo di questo problema con vostro figlio, provate a chiedervi: “se ci fosse una soluzione, quale potrebbe essere?”. Prendetevi alcune note.